Friday, June 11, 2010

i nomi dei colori

Finora abbiamo visto come organizzare i colori, come misurarli, e come riprodurli. Abbiamo visto come possiamo trasmettere l'apparenza di un certo marrone specifico semplicemente communicando i tre numeri (A, T, V) = (20, 25, 60).

Il colore è un attributo usato troppo di spesso per richiedere che tutti ci portiamo dietro un atlante del colore per potere parlare delle cose.

Il linguaggio è una serie di convenzioni che ci permette di communicare. Dato che il colore è astratto, non c'è un aiuto da parte della fisica per trovare una formulare per derivare nomi di colori e quindi lo studio dei nomi dei colori è una scienza complessa che è ancora agli inizi.

Prima di tutto, i linguisti non dicono "nomi dei colori", bensì "termini del colore". La tecnica di base è di usare una tabella come lo si fa per la riproduzione del colore. Gli esperti del ramo si sono messi d'accordo su questa tabella:

I scienziati che studiano i termini del colore prendono questo reticolo e contattano i membri di una communità, come per esempio i Valtellinesi, i designer di moda di Parigi, ecc. Ad ogni membro chiedono di dare un termine ad ogni colore nel reticolo, poi fanno la media su tutti i partecipanti.

Questo studio è stato fatto per la prima volta da Berlin e Kay, ma poi è stato continuato da centinaia se non migliaia di linguisti in tutto il mondo, sotto il nome di World Color Survey, o WCS.

Il risultato è l'ontogenesi dei termini del colore, ovverosia come i termini del colore si sono evoluti con l'evolvere di una civiltà, cultura o sottocultura. Di solito l'ontogenesi viene rappresentata con questo diagramma:

L'interpretazione è che si sono solo undici termini universali per il colore. Questi termini sono ragruppati in sette stadi, e più una sottocultura è evoluta, più stadi usa.

Per l'italiano c'è un po' un pasticcio, perché è stato notato da parecchio tempo che in italano abbiamo due termini distinti per il blu. Però c'è stato un errore che è perpetuato in tutti gli studi seguenti: il secondo temine bluastro è chiamato azzurro, però descritto con la zona attorno al 25B, che noi veramente chiamiamo celeste e non azzurro.

Un'altro grosso problema è che i colori del reticolo WCS sono stati scelti sulla periferia della gamma dell'atlante Munsell, per cui mancano tutti i colori non vividi. Boynton e Olson hanno fatto uno studio di laboratorio molto preciso usando i campioni dell'atlante OSA, ed hanno ottenuto questa mappa dei colori universali:

Ricordati il diagramma dei colori opponenti di Leonardo nella prima puntata. Nello spazio OSA qui sopra l'ascissa j è la quantità di giallo, e l'ordinata g è la quantità di verde. Sappiamo da come è stato costruito, che l'atlante OSA è quello più uniforme.

Ciononostante, nota la diversa area occupata dai vari termini di colore: piccolissima per il grigio ed il rosso, grande per il verde. Nota anche che la maggior area della mappa è bianca: non ci sono termini universali per questi colori!

Ci sono stati parecchi tentativi di creare un dizionario dei colori completo, vale a dire senza spazi vuoti. Per esempio, Nemcsics ha dato nomi per tutti i colori dello spazio Coloroid. Ecco la famosa pagina per la tinta 20:

A parte che non ho la versione in italiano, ti puoi visualizzare cosa sia il giallo di Pompei? Ovviamente un architetto che lavora nel restauro di Budapest sa esattamente che colore è, ma per il resto di noi questo termine di colore è un mistero. D'altra parte, non ci vuole niente per un milanese o un bergamasco per imaginare cosa sia il polenta. Nota che un valtellinese penserebbe alla polenta nera fatto con la farina di saraceno, mentre in parigino non avrebbe la più pallida idea di cosa stia parlando.

Peggio ancora, i termini del colore cambiano nel tempo. Per esempio, il porpora è lentamente passato da un viola ad un rosso: http://www.mostlycolor.ch/2008/12/transitioning-colors-purple.html, mentre il glauco ne ha visti di tutti i colori, dal verde-blu al giallo: http://www.mostlycolor.ch/2008/12/transitioning-colors-glaucus.html!

La lezione che si impara è che quando si usa un termine non universale di colore, bisogna riflettere bene a chi si parla. Se l'interlocutore è nella stessa sottocultura ed è famigliare con il termine, lo si può usare senz'altro. Altrimenti è importante fare vedere un campione, cosa facile ora che tutti ci protiamo dietro vari aggeggi digitali.

Ovviamente quest'ultimo caso non è sempre realizzabile. Per esempio, compilando un vocabolario dei termini del colore non si può realizzare un campione per ogni voce. Occorre quindi descrivere ogni termine in parole.

Ciononostante, con il Web, si comincia ad essere in grado di compilare grossi dizionari del colore basato su centinaia di colori usando il crowd-sourcing. Il mio collega Nathan Moroney ha allestito un sito dove si possono contribuire i termini per dei colori: http://www.hpl.hp.com/personal/Nathan_Moroney/color-name-italian.html.

I dati messi a disposizione vengono puliti e poi usati per creare un utile dizionario dei sinonimi del colore. Se hai il nome di un colore e vuoi sapere che apparenza abbia, vai qui: http://www.hpl.hp.com/personal/Nathan_Moroney/color-thesaurus-italian.html

Per esempio, se scrivi senape, ricevi questa risposta:

Vedi un campione del colore, le coordinate RGB ed esadecimale per HTML, come pure dei colori simili e dei colori opposti. Ora che hai visto come funziona, provalo! [il testo segue in basso]

&amplt;a&ampgt; Ci pare che il suo browser non supporti oggetti iframe. Provi con Firefox o Safari. Clicchi sulla figura precedente per andare direttamente al dizionario dei colori. &amplt;/a&ampgt;

Con Nathan ho scritto un'articolo sulla nomenclatura del colore: http://dx.doi.org/10.1117/12.846957, con una versione non ufficiale ma gratuita qui: http://www.hpl.hp.com/techreports/2009/HPL-2009-363.html. In questa conferenza c'era pure una analisi corrispondente di Shoji Tominaga per il giapponese, che ho riassunto qui: http://www.mostlycolor.ch/2010/02/color-naming-at-ei.html.

In conclusione, abbiamo percorso un lungo viaggio per organizzare i colori, scoprendo che il tentativo di sviluppare un semplice modello additivo e sottrattivo con un po' di algebra non funziona. Il metodo giusto è di esaminare tutte le combinazioni possibili, caratterizarle in termin i di percezzione, ed invertire la tabella per ottenere la formulazione di coloranti che crei un dato colore. Per i termini del colore, è molto difficile creare un vocabolario che vada oltre una dozzina di termini; per il resto bisogna tenere conto delle sottoculture.

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